In Sicilia: un’architettura silenziosa

2 MARGRAF3 MARGRAF4 MARGRAF5 MARGRAF6 MARGRAF7 MARGRAF8 MARGRAF9 MARGRAFIn Italia, a Mazzarino, nella campagna siciliana attorno a Caltanisetta, lo studio LFSN | Livio Ficarra Silvia Nardi architetti ha realizzato un innovativo progetto di ristrutturazione  di un fabbricato di scarso valore, costruito all’inizio degli anni ’80, trasformandolo in una residenza estiva chiamata aAhouse.

La volumetria originariamente si sviluppava su 3 piani. Nel progetto di recupero è stata riportata su un solo livello per un totale di 197 mq.

L’involucro abitativo formato da due blocchi perpendicolari, tra loro indipendenti ma leggibili come un unico edificio, grazie alla “ricucitura” creata dalla connessione in acciaio e alla grande vetrata che, aprendo uno dei due fronti interstiziali, rivela il salone interno.

Un’architettura “silenziosa”, come viene definita dai progettisti, dove il marmo costituisce un elemento essenziale per una perfetta integrazione nel paesaggio della costruzione, peraltro moderna e all’avanguardia sotto il profilo tecnologico e funzionale.

La scelta per gran parte dei rivestimenti è stata quella del marmo di Margraf, azienda di marmi vicentina, quale elemento di valorizzazione della costruzione all’esterno e all’interno.

La sezione a capanna, tipica dell’architettura rurale, viene reinterpretata attraverso la continuità formale e materica del Grigio Ducale Margraf che riveste quasi interamente la villa. All’interno è stato utilizzato il Giallo Ducale Margraf che, con il suo caratteristico colore oro, scandisce ritmicamente gli spazi e impreziosisce i vari ambienti.

Scrivono i progettisti ”La forma archetipa scaturisce da una diretta ricerca intorno ai principi dell’abitare e ai suoi rituali: risultato di uno studio intorno non alla semplicità dell’architettura, ma alla sua essenza, non al rapporto proporzionale delle parti, ma quello intimo relazionale tra spazio, materia e abitante.……aAhouse è un edificio che rispetta la “famiglia“ di figure della tradizione costruttiva mediterranea. Una concrezione rocciosa che, con la sua giacitura, definisce le gerarchie del paesaggio circostante e ne dichiara i principi dell’abitare.” © Santo Eduardo Di Miceli courtesy LFSN

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La cuccia design

1 DIABLA Touffu dog2 DIABLA Touffu image3 DIABLA Touffudog perspectiveTouffu, su disegno di Violeta Alcaide Weishaupt e Manel Jiménez Ibáñez, è una casetta per animali domestici proposta da Diabla, marchio di Gandia Blasco.

Partendo dal presupposto che “anche i nostri amici a quattro zampe hanno diritto a vivere in un ambiente elegante”, i due progettisti hanno realizzato una cuccia per esterno che dietro al suo caratteristico aspetto con tetto a spiovente nasconde un design molto particolare.

I vari pannelli che la compongono, infatti, hanno delle scanalature che permettono di assemblarli a incastro, senza bisogno di viti. Il montaggio si esegue esercitando una leggera pressione che garantisce la stabilità della casetta. Questo tipo di assemblaggio, che non richiede elementi aggiuntivi, è caratteristico
della carpenteria tradizionale giapponese ed è utilizzato soprattutto nelle strutture architettoniche. I pannelli sono realizzati in laminato fenolico, un materiale con ottime prestazioni all’aria aperta. La casetta contiene al suo interno un cuscino sfoderabile che consente di lavarne facilmente il rivestimento.

Touffu è probabilmente la casa più piccola che i due architetti e designer spagnoli abbiano mai progettato, ma sono riusciti a vincere anche un’altra sfida: imballarla in una confezione piatta, per facilitarne la spedizione.

Grazie alle sue caratteristiche estetiche, Touffu si adatta anche agli spazi interni. Ideale per animali grandi e piccoli quali cani, gatti e roditori domestici, è disponibile in due misure da 38x54x54cm e 54x64x64cm e nella varianti cromatiche bianco, rosso e antracite.

 

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World Forum On Urban Forests a Mantova

URBANSi tiene a Mantova, dal 28 novembre al 1 dicembre 2018, la prima edizione del World Forum On Urban Forests promosso dalla FAO. Presente alla manifestazione Panguaneta, azienda leader nella produzione di pannelli di compensato, con sede a Sabbioneta, in provincia di Mantova, quale partner del progetto curato da Openfabric, (studio di architettura del paesaggio e di urban design fondato a Rotterdam nel 2011, da Francesco Garofalo) per le installazioni “Into the forest” di Piazza Erbe e Piazza Mantegna che fanno da cornice al Forum e resteranno poi in città durante le festività natalizie. Il Forum riunisce a Mantova i rappresentanti di governi nazionali e locali, istituti di ricerca e accademici, organizzazioni non governative (ONG), urbanisti, forestali urbani, arboricoltori, architetti paesaggisti e designer provenienti da tutto il mondo.

L’installazione prevede due vasche, realizzate in esclusiva da Panguaneta, che contengono tipologie di piante differenti per ricreare nuove “foreste urbane” in confronto e dialogo tra loro. Le foreste nella loro pluralità diventano, quindi, nuove possibilità progettuali per le città contemporanee. Vengono esposte, in particolare, due tipologie opposte: in Piazza Mantegna un bosco planiziale di piante autoctone, in piazza Erbe una foresta di mare con specie sempreverdi.

Spiega Miriam Tenca, AD Panguaneta, la posizione dell’azienda: “Abbiamo aderito a questo progetto per dare il nostro contributo a un grande evento di portata internazionale che viene orgogliosamente ospitato dal nostro territorio. Condividiamo la mission del Forum, che si propone quale luogo qualificato per discutere di possibili collaborazioni a lungo termine sullo sviluppo di strategie forestali urbane e l’identificazione di soluzioni basate sulla natura verso un futuro più verde, più sano e più felice. La nostra azienda porta avanti da anni questa attenzione a 360 gradi e l’occasione del Forum e dell’installazione “Into the Forest” ci è sembrata perfetta per dare forma al nostro impegno con un progetto ospitato in due delle piazze più belle di Mantova, capace di parlare al grande pubblico e di creare dibattito sulla possibilità di un futuro realmente sostenibile per le nostre città“.

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Sicurezza a tutto vetro

Scena_Out_001.RGB_color.tif2 OIKOS Nova oro3 OIKOS finiture low4 OIKOS dimensioni porta novaUna nuova porta blindata tutta in vetro che rispecchia il paesaggio e lo conduce all’interno del contesto domestico. Si tratta di Nova (foto 1), la nuova nata in casa Oikos Venezia, azienda leader del segmento alto di gamma.

Nova è una porta blindata completamente in vetro, caratterizzata da un profilo con colore a scelta e da una serratura componibile (anche di un colore diverso rispetto a quello del telaio).

L’integrazione dell’ingresso con il contesto esterno avviene grazie all’uso di colori (foto 2, color oro), materiali e finiture ad hoc, in grado di garantire ad ogni luogo la giusta tonalità: dai toni scuri a quelli chiari, dai caldi ai freddi, è un gioco sapiente di elementi, un gioco personalizzabile di libere combinazioni (foto 3) che crea una cornice in assoluta armonia fra il dentro e il fuori.

A bilico verticale e totalmente complanare, Nova è proposta in 3 misure (foto 4) da 100x180cm, 225x340cm e 320x620cm e può avere anche doppio fiancoluce.

Inoltre, grazie al taglio termico, Nova regala prestazioni elevatissime in termini di isolamento termico (U = 0,98), acustico (fino a 39 dB), aria, acqua e vento (rispettivamente fino a 4, 3A e C5). Elevate anche le caratteristiche di sicurezza e i valori di antieffrazione (classe 3 di serie).

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Iconic Award 2018 per la luce

L&L Award 2018Iconic Awards premia in particolare l’eccellenza in ambito dell’innovazione e la capacità da parte dei prodotti selezionati di fornire soluzioni innovative e trasversali, stimolando la contaminazione tra diverse discipline, nel design e nell’architettura.

L’Iconic Awards 2018 premia, nella categoria prodotto, l’innovazione della famiglia di apparecchi illuminotecnici Palladiano di L&L Luce&Light, azienda vicentina specializzata nell’illuminazione a LED per l’architettura, che si arricchisce così di un nuovo e importante riconoscimento internazionale.

Palladiano, vero e proprio sistema di apparecchi, possiede tutte queste caratteristiche: è connotato da un design innovativo, da un’importante flessibilità di applicazione e da una dotazione di accessori che offrono possibilità d illuminazione davvero ampie. Sono ben 5 le tipologie di applicazioni ottenute con un unico corpo illuminante, a parete, a soffitto, su paletto, a proiettore e su palo. Progettato dallo studio di Consuline Lighting Design &Creazione Architettonica della Luce di Francesco Iannone e Serena Tellini, è ispirato ai principi dell’architettura del XVI secolo di Andrea Palladio.

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Lunch box o borsa glamour?

1 ALESSI Food2 ALESSI Food3 ALESSI FoodUna nuova tipologia merceologica arricchisce il catalogo Alessi: il lunch box. Su disegno di Sakura Adachi, Food à porter è un po’ bento box, un po’ lacca orientale, un po’ pochette, un po’ borsetta. La designer, nata in Giappone e vissuta tra Los Angeles, Londra e Milano, per questo progetto trae riferimenti dalla tradizione del suo paese d’origine e rivisita il recipiente per trasportare il cibo interpretandolo come 
un accessorio moda dal glamour metropolitano.

Realizzato in resina termoplastica nei colori azzurro, grigio e rosso, Food à porter si compone di cinque pezzi: un contenitore centrale più grande (0,5 litri), due laterali (0,4 litri), due coperchi che chiudono ermeticamente gli scomparti interni e possono fungere da vassoietto.
 E’ possibile scaldare le vivande riposte nei contenitori utilizzando il forno a microonde.

Per facilitare e rendere sicuro il trasporto, i contenitori possono essere assicurati con una fascia unica che permette di riporre Food à porter all’interno della propria borsa o dello zaino, oppure con una fascia doppia con due maniglie che consente di trasportare il lunch box come una borsetta da passeggio. Misura 19x10xh 13,5cm.

Riassume bene la filosofia di Food à porter Alberto Alessi: “L’opera di Sakura è caratterizzata dalla combinazione di due diversi approcci: concettuale e artigianale. Molti dei suoi prodotti sono auto-comunicanti, hanno una storia dietro al concetto che li ha ispirati e sfruttano in modo sorprendente le caratteristiche dei materiali con i quali sono realizzati. Sakura Adachi affronta con questo progetto un tema a lei particolarmente vicino, sia per la sua cultura orientale che per la costante ricerca di nuovi equilibri tra forma e funzione, che si traduce spesso in prodotti pieghevoli, trasformabili, multifunzionali o che presentano brillanti soluzioni salva-spazio”.

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L’anima delle costruzioni

1 REDESCO Libro2 REDESCO Torre Generali3 REDESCO BNL4 REDESCO Expo GateNell’ambito delle diverse iniziative tenutasi nelle giornate di Bookcity Milano, alla Triennale si è svolto un incontro durante il quale si è ragionato attorno al progetto strutturale di un’architettura moderna, partendo dal volume “Strutture complesse, libero pensiero” (foto 1) curato dagli architetti Luca Molinari e Anja Visini, edito da Skira nel 2017 ma ancora attualissimo per l’argomento trattato.

Il libro ripercorre gli ultimi due decenni di attività della società di ingegneria Redesco Structural Engineering (REsearch + Design + Consulting), uno dei principali studi italiani di ingegneria strutturale con sede a Milano (il primo nucleo risale al 1975).

A Redesco si devono le strutture di alcuni tra i più iconici edifici della storia recente delle città di Milano e Roma, come la Torre Generali a Milano, a Citylife (foto 2, ©Stefano Gusmeroli), firmata da Zaha Hadid Architects e a Roma, la sede BNL Paribas, firmata dallo studio di architettura 5+1AA (foto 3, ©Eric Boegly). Si tratta di due progetti ampiamente trattati nel volume.

Sempre a Milano, tra le opere di Redesco ci sono agli inizi degli anni 2000, la sede de L’Oreal, a firma dello studio architettura Beretta Associati; più recentemente l’headquarter di Ermenegildo Zegna a firma Antonio Citterio Patricia Viel and Partners; Expo Gate (foto 4) a firma di Alessandro Scandurra e la Torre Libeskind. Solo per citare alcuni lavori.

L’incontro alla Triennale è stato condotto dall’architetto e scrittore Gianni Biondillo, dall’architetto Luca Molinari e dall’ingegnere Mauro Eugenio Giuliani, uno dei soci e direttore di Redesco (figlio del fondatore Gian Carlo): un incontro nel quale è stata protagonista l’eccellenza del fare italiano, quel misto di competenza tecnologica, visione e creatività in grado di innovare, sperimentare e realizzare edifici e infrastrutture complesse.

Un’occasione per mettere a fuoco un argomento attuale e di cruciale importanza: il ruolo dell’ingegneria delle strutture che, come ribadito nel dibattito a Milano, esprime ”L’anima delle costruzioni. Il pensiero, dietro alle strutture complesse e che danno anima e forza agli edifici che hanno cambiato lo skyline delle nostre città”. Diversamente dall’architettura, il cui ruolo e capacità di immaginare il futuro con forme sempre più complesse e ardite sono da sempre al centro del dibattito culturale, poca attenzione viene rivolta alla competenza tecnologica e visione dell’ingegneria, altrettanto necessaria e fondamentale per dare forma al progetto.

 

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Nella storia del design

1 CARL HANSEN2 CARL HANSEN3 CARL HANSEN4 CARL HANSEN5 CARL HANSEN6 CARL HANSEN7 CARL HANSEN8 CARL HANSENDa oltre un secolo il marchio danese Carl Hansen&Son produce mobili di alta qualità, realizzati su disegno dei più grandi maestri a livello internazionali quali Ole Wanscher, Kaare Klint, Poul Kjærholm, Mogens Koch, Frits Henningsen, Tadao Ando, EOOS e Hans J. Wegner, a ragione ritenuto un ”maestro” della sedia.

L’azienda danese compie 110 anni e per festeggiarli ha messo in cantiere e presentato, in edizione limitata, in 8 nuovi colori della Wishbone chair, l’iconica sedia degli anni ’50, disegnata proprio da Hans J. Wegner. Un vero must del design e dell’alto artigianato, con la seduta in corda di carta, realizzata a mano (foto 1).

I nuovi colori proposti per la limited edition, disponibile fino al 31 dicembre 2018, affondano le proprie radici nella natura come Oyster Grey (foto 2), Forest Green, Midnight Blue e Deep Olive (foto 3) o nei toni della terra come Rosy Blush (foto 4), Russet Red e Deep Burgundy’, ma non manca anche il classico Navy Blue.

Il 2019 vede l’azienda impegnata in un altro importante progetto: l’inserimento nella collezione dei classici del design di Carl Hansen&Son, ispirati all’architettura, della serie chiamata Indoor-Outdoor che ha visto la luce nel lontano 1959, a firma dell’architetto danese Bodil Kjær.

Nata e formatasi in Danimarca, USA e in Inghilterra, la Kjær ha sviluppato un’intensa attività di progettazione d’interni e di arredi tra il 1955 e il 1963. Suoi arredi vennero richiesti da famosi progettisti come Jose Luis Sert, Paul Rudolph e Harry Weese, ma anche Marcel Breuer (per un suo lavoro a New York), dando inizio ad una regolare produzione di serie: prodotti in alcuni casi ancora disponibili come dimostra la serie Indoor-Outdoor (foto 5).

Successivamente, Bodil Kjær ha indirizzato la sua attività all’insegnamento universitario ai massimi livelli negli Usa, ma anche in Inghilterra e Danimarca, accompagnata da una intensa attività di ricerca sui problemi dell’architettura con pubblicazioni in Francia, Inghilterra e USA.

La serie Indoor-Outdoor si compone di un lettino prendisole (foto 6), di poltrona e tavolino della stessa altezza (foto 7), tavolo e sedia da pranzo, divano e swing sofa (foto 8). Ora viene proposta in teak massello, ideale per l’esterno ma anche per l’interno.

Gli arredi erano stati ideati per l’esterno, per un progetto dell’architetto danese negli Stati Uniti, dove i mobili per esterno consistevano principalmente in oggetti indipendenti, senza alcun rapporto con l’ambiente e l’architettura.

Discorso che riguardava più in generale anche il rapporto tra interior design e architettura. Un approccio completamente diverso da quello danese e in particolare da quello della Kjær che afferma ” Io, al contrario, consideravo l’arredamento come un elemento architettonico le cui dimensioni erano collegate agli spazi circostanti. Analogamente, gli arredi per esterno devono rapportarsi con la struttura degli edifici. Gli spazi esterni richiedono arredi di determinate dimensioni per ottenere un insieme armonico“.

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Moda e sostenibilità per Fido

1 POLDO RUBNER HAUS2 POLDO RUBNER HAUS3 POLDO RUBNER HAUSE’ frutto della collaborazione tra due realtà italiane che operano in nel campo dell’architettura e della moda, Rubner Haus, azienda della provincia di Bolzano del Gruppo Rubner, specializzata da oltre 50 anni nella costruzione di abitazioni in legno, e Poldo Dog Couture, luxury brand dedito alla creazione di raffinati capi d’abbigliamento per cani, il progetto pensato per i nostri amati amici a quattro zampe. Obiettivo: realizzare confortevoli cucce in legno, completamente sostenibili.

La cura dei particolari è sempre più considerata un must in ogni ambito della nostra vita, e non possono di certo essere tralasciati i dettagli che riguardano i nostri grandi e piccoli compagni di vita – spiega Riccardo Gardoni co-founder di Poldo Dog Couture – Il cane, da fedelissimo amico, è oggi diventato un membro fondamentale delle nostre famiglie, e merita quindi il massimo delle cure e attenzioni.”

In Italia, secondo i dati Assalco-Zoomark 2018, ci sono più di 60 milioni di animali domestici.

Poldo Dog Couture ha così progettato queste comode cucce per cani, perfette per giardini o verande, realizzate con materiali totalmente sostenibili, trovando in Rubner Haus il partner ideale per la produzione. Naturale ed ecosostenibile al 100%, il legno Rubner proviene da zone alpine a deforestazione controllata e viene lavorato ed essiccato negli stabilimenti del Gruppo con un controllo completo della qualità. “Le costruzioni in legno sono rispettose dell’ambiente, delle persone e, in questo caso, degli animali, che le abitano -spiega Deborah Zani, Direttrice Vendite & Marketing di Rubner Haus- Oltre a non incidere sull’inquinamento, se ben realizzate garantiscono ottime prestazioni termiche e sono destinate a durare nel tempo”.

Le cucce Rubner Haus per Poldo Dog Couture assicurano al proprio cane una perfetta temperatura all’interno. Inoltre, sono dotate di un materasso interno a media intensità che, oltre ad adattarsi alla temperatura corporea dell’animale, permette al peso del corpo di distribuirsi in maniera uniforme su tutto il cuscino, assecondando ogni movimento dell’animale assicurandogli benessere in ogni momento e sollievo ad articolazioni e colonna vertebrale. Le cucce hanno dimensioni di 55x55xh 65 cm e sono acquistabili, insieme al kit di ciotole con base in legno, sul sito di Poldo Dog Couture e presso il negozio Gio Moretti di Via della Spiga 4 a Milano, nel cuore del Quadrilatero della moda.

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Amsterdam: porte pivot oltre i 7 metri

1 Architect-Offices-Atrium-Zuidas-kantoren-Amsterdam-MVSA-037©Ossip-van-Duivenbode-1024x4892 FritsJurgens Architect Offices Atrium Ossip van Duivenbode3 FritsJurgens Offices Atrium Laurens Kuipers 24 FritsJurgens 153.10 Pivoting wall Atrium Amsterdam5 fritsjurgens-1539-pivoting-wall-atrium-amsterdam6 FritsJurgens 153.14 Pivoting wall Atrium AmsterdamL’interno dell’iconico Palazzo Atrium (foto1 e 2, ph. Ossip van Duivenbode), ad Amsterdam, nel distretto di Zuidas, è stato ridisegnato dallo studio di architettura olandese MVSA Architects, condotto fino al 2013 dal duo Roberto Meyer e Jeroen van Schooten, che lo avevano fondato nel 1984, e che oggi ha a capo il solo Meyer. Lo studio, oltre ad Amsterdam, ha sedi in Spagna e in Svizzera.

Palazzo Atrium ha una superfice totale di 70.000 mq, con un piano terreno (foto 3, ph. Laurens Kuipers) adibito a diverse funzioni aperte al pubblico. Grazie a una serie di interessanti soluzioni urbanistiche, che hanno positivamente inciso sulla città e sulle relazioni tra le zone urbane coinvolte nella trasformazione, prima tra queste il distretto di Zuidas, Atrium oggi è fulcro di diverse attività e polo ben connesso al centro città.

Con la ristrutturazione, l’edificio, già famoso dal tempo della sua costruzione nel 1976, presenta un alto grado di sostenibilità e qualità degli spazi di lavoro, degni di un hotel a 5 stelle. Per dividere il grande spazio interno, il progetto dello studio MVSA ha introdotto i pannelli divisori pivotanti del System 3 del marchio FritsJurgens, scelti specificatamente per la possibilità di ante alte più di 7 metri (foto 4 e 5) e che ruotano a 360° con posizioni di fermo ogni quarto di cerchio. Una volta chiuse, le porte pivot funzionano come eleganti divisori; aperte, lasciano in vista il grande ingresso.

Realizzata da Harryvan Interieur, ogni anta girevole pesa 500 kg e poggia su una piastra a pavimento praticamente invisibile (foto 6), tenuta in posizione da due boccole di soli 8 mm di profondità: ciò elimina la necessità di elementi strutturali nel pavimento.

System 3, grazie al suo design innovativo, richiede solo un leggero tocco per muovere la porta, nonostante il peso dell’elemento. La rotazione è garantita dalla struttura a molla brevettata; a partire dai 45°, la porta descrive una rotazione automatica verso la successiva posizione di fermo, nella direzione e secondo la potenza con cui viene spinta; la porta raggiunge poi la posizione di fermo in due oscillazioni.

 

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