L’attualità della memoria

1 COLOS Piazza2 COLOS PiazzaPiazza di Colos rimanda piacevolmente alle tipiche sedute da bar in legno che fanno parte delle memoria collettiva di tutti noi. Disegnata da Jun Yasumoto -nato a Tokyo da genitori giapponesi e francesi-, è una sedia monoscocca realizzata in materiale plastico particolarmente resistente agli agenti atmosferici e alle intemperie. Super confortevole grazie all’ampio schienale ricurvo, è impilabile ed è prevista in un’ampia gamma cromatica.

Colos produce elementi d’arredo per la ristorazione, la casa e per la collettività. Fondata nel 2014 da Cerantola SPA, ha una produzione 100% made in Italy negli stabilimenti di Loria, in provincia di Treviso, in Veneto.

Sottolineano dall’azienda “Lidea allorigine di tutti i progetti di Colos è di dare lopportunità a giovani progettisti, provenienti da varie nazioni, di confrontarsi con il mondo dellindustria italiana. Dallincontro tra la ricerca estetica e funzionale dei progettisti e la grande esperienza industriale dellazienda nascono dei prodotti solidi ed eleganti, sviluppati in un processo produttivo ottimizzato”.

 

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Parco tematico in Corea del Sud

1 mipo entrance2 soundinstallation_symphony-night3 listen to che nature Corea del sud migliore-servetto-blue-line-park-busan-designboom-104 migliore-servetto-blue-line-park-busan-the wind installation entrusts light bamboo rods with the task of restoring the voice of the wind to visitors designboom-135 Blue-Line-Park-by-Migliore-and-Servetto-12Con i suoi 3,5 milioni di abitanti, Busan è la seconda città più popolosa della Corea del Sud e si estende sulla costa sud orientale della penisola. Nasce qui, a firma dello studio italiano di architettura, Migliore+Servetto (Ico Migliore e Mara Servetto), già da tempo operativo in Corea del Sud, il parco tematico denominato Blue Line Park. L’intervento progettuale riguarda un’area di 5 chilometri di ferrovia ormai dismessi, con affaccio sul mare, e oltre a riqualificare paesaggisticamente e urbanisticamente l’waterfront, lo restituisce alla collettività, come polo culturale per eventi, concerti e altre attività.

In questa vasta area viaggerà un treno turistico, vi saranno edificate tre nuove stazioni e si potrà percorrere un tracciato sospeso di Sky-bike.

Lo sviluppo lineare del parco, che si snoda appunto per 5 chilometri, consente di avere due punti di ingresso principali, nonché due nuove piazze che si aprono al dialogo con due diverse zone della città. Il parco Blue Line Park diventa così fulcro per una spinta evolutiva della città di Busan, una delle poche non devastate dai bombardamenti durante la guerra di Corea (1950/1953) e che del passato mantiene tradizioni e caratteristiche architettoniche e di vita sociale.

Integrare passato e futuro, quel futuro in altre zone della Corea del Sud, come a Seul, è già evidente, ed è tra le linee guida dell’intervento.

I due poli d’accesso, esaltati dalla presenza di sottili fili d’erba di un brillante giallo-verde alti fino a 10 metri (foto 1), segnano il passaggio tra il tessuto urbano e quello naturale e invitano il visitatore verso quelle che vengono definite dagli architetti “isole di ascolto, di conoscenza e di incontro”.

Si tratta di aree tematiche per diverse esperienze sonore, visive, sensoriali, di pausa, di riflessione ma anche di scambio, di accoglienza e di partecipazione attiva.

Tra le aree e spazi tematici, si evidenziano le “isole di ascolto” con installazione diverse per esperienze sonore come Play the Symphony, ove ciotole metalliche tipiche della tradizione coreana, trasformate in strumenti a percussione, sono in grado di riprodurre l’intera cala musicale (foto 2); Listen to the nature che pone in dialogo il visitatore con l’ambiente, attraverso dei grandi padiglioni auricolari che fungono da cassa di risonanza (foto 3); Wind Installation dove, grazie alle canne di bambù, si potrà ascoltare il rumore del vento (foto 4) e altre ancora che ricreano un nuovo paesaggio da vivere intensamente o da guardare affascinati dai finestrini del treno turistico (foto 5), in relax tra curiosità e stupore.

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Copenhagen Islands

1 floating-flexibility2 floating-island-13 Copenaghen islands4 sope5 FRONT-01Il Nord Europa dimostra un impegno e una creatività, sotto il profilo dei progetti urbani, che ancora una volta stupisce. In questo caso della Danimarca, con la riqualificazione nell’area sud del vecchio porto di Copenhagen, a firma degli australiani Marshall Blecher e Magnus Maarbjerg, architetti dello studio danese di design Studio Fokstrot.

Copenhagen Islands, questo il nome del progetto: un “Parkipelago” di nove isole artificiali, costituite interamente da piattaforme galleggianti della dimensione di 20×2 m (20 mq circa) che mirano a costituire un a sorta di arcipelago con isole galleggianti.

Di questo progetto, è nato il primo prototipo chiamato CPH-Ø1: un’area da fruire da parte della cittadinanza in vari modi, da luogo di pesca a spazio di eventi o area ove fare un barbecue.

Due i presupposti dai quali origina l’ipotesi di progetto: da una parte un rapido sviluppo urbano e, dall’altro, il progressivo innalzamento del livello del mare. Sono quindi nate varie ipotesi per le destinazione d’uso dei nuovi spazi: dal mercato del pesce galleggiante alla realizzazione di ampie piattaforme in grado di ospitare eventi allargati, festival e così via in grado di ospitare un numero elevato di persone: un progetto per affermare un nuovo e più vivace rapporto tra il mare e la città.

In una seconda fase, poi, si vorrebbe collegare tra loro le varie isole, creando percorsi galleggianti, in modo non solo di rafforzare il legame tra mare e città, ma anche completare un piano di lavoro che, ricreando nuovi spazi comuni di vita in un luogo, come il porto ormai in disuso, contribuisce a migliorare la qualità della città e la vita dei suoi abitanti. Le isole saranno costruite artigianalmente, usando il legno normalmente usato nella nautica. Vi saranno isole dedicate alla sauna, utilizzate come giardino galleggiante, isole per chi fa diving o usa il kayak o per nuotatori, un’ isola caffè e altre ancora.

 

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In Olanda, una fattoria-atelier

1 FritsJurgenswoodenpivotdoors2 FritsJurgenswoodenpivotdoors3 fritsjurgens-wooden-pivot-doors-m4-fritsjurgens-wooden-pivot-doors-m5 FritsJurgenswoodenpivotdoorsIn una zona rurale dell’Olanda, firma il progetto di riqualificazione di un’antica casa colonica trasformandola in una residenza esclusiva, lo studio ZECC Architecten di Utrecht (studio fondato nel 2003 da Marnix van der Meer e Rolf Bruggunk, ai quali si sono aggiunti nel 2012, Steven Nobel e Bart Kellerhuis).

La costruzione, che sorge su un terreno di circa 2,5 ettari, è costituita da una facciata frontale il cui layout è rimasto pressoché invariato, e da una parte posteriore completamente modificata negli spazi attraverso la costruzione di un nuovo volume in legno. Attraverso quest’intervento il vecchio edificio, oggi destinato a funzioni residenziali, è energeticamente “nutrito” da quello nuovo, che ospita, invece, l’atelier e alcune sale tecnologiche.

Centrali nel progetto degli architetti olandesi sono i confini tra interno ed esterno, con una particolare attenzione al paesaggio circostante, attenzione resa evidente dalle grandi finestre, dalla terrazza coperta e dalla progettazione di un patio e di un giardino in cui il dentro e il fuori sembrano fondersi in un unico ambiente.

Allo studio ZW6 Interior Architecture di Jeroen van Zwetselaar con studio a Santpoort, una località di circa 10.000 abitanti del nord-ovest dei Paesi Bassi, è stato conferito l’incarico di realizzare gli spazi interni.

Il progetto rispecchia perfettamente l’approccio dell’intervento architettonico e di ristrutturazione. ZW6 ha fatto uso di legno, cemento e acciaio, di una sapiente illuminazione e di ben nove porte a bilico di FritsJurgens. Ciò ha permesso di creare, all’interno, diverse “atmosfere” che contribuiscono a enfatizzare ulteriormente il rapporto tra in e out.

I sistemi per porte a bilico di FritsJurgens sono noti per la versatilità con cui sono utilizzati dai progettisti nelle più diverse situazioni ambientali, grazie al controllo totale del movimento della porta, indispensabile se si ricerca la perfezione estetica ma anche funzionale.

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Tre appuntamenti con Homi: casa, bijoux e outdoor

LOGO HOMIA conclusione dell’edizione di gennaio 2019 di Homi, il Salone degli stili di vita che si è da poco concluso nei padiglioni fieristici di Fiera Milano Rho, sono state annunciate importanti novità.

Nascono, infatti, Homi Fashion& Jewels, appuntamento semestrale dedicato al mondo del bijoux e degli accessori moda, e Homi Outdoor, evento a cadenza annuale dedicato al mondo della vita all’aria aperta, ai giardini e ai terrazzi.

I due nuovi format si svolgeranno per la prima volta dal 13 al 16 settembre 2019 mentre l’appuntamento con Homi, il Salone degli stili di vita, sarà a cadenza annuale, in calendario dal 24 al 27 gennaio 2020.

I numeri di Homi gennaio 2019 parlano di oltre 80.000 operatori, provenienti da più di 90 Paesi, con una prevalenza da Russia, Spagna, Svizzera, Cina, Francia e Giappone e di 1.150 espositori, di cui il 27% stranieri provenienti da 38 Paesi. Confermata la vocazione internazionale della manifestazione, anche grazie alla collaborazione con ICE, e la qualità dei contatti con i buyer italiani ed esteri. Positivi i risultati sul fronte social, con un interesse sempre maggiore dei followers che hanno generato 58.000 interazioni nei quattro giorni di mostra.

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Piscine a tutta norma

1gramagliapiscine2gramagliapiscine4gramagliapiscine3gramagliapiscineL’azienda Gramaglia, fondata nel 1980, ha la propria sede in Italia nelle Marche, a San Biagio di Osimo, in provincia di Ancona. Nei laboratori vengono analizzate le caratteristiche dell’acqua e si applicano, su scala pilota, i cicli più adatti, controllando le rese ed i costi dei singoli processi.

Nel settore piscine, con la divisione Blue Pool, Gramaglia trasmette l’esperienza acquisita con centinaia di vasche costruite con un proprio team di esperti che si occupa di piscine: progettazione, installazione e manutenzione anche su misura, realizzando impianti per il trattamento delle acque che soddisfino ogni tipo di richiesta e che rispettano i limiti e gli obblighi imposti dalle Leggi in vigore. Gli impianti realizzati sono tutti certificati.

L’azienda studia tutte le soluzioni tecniche ed economiche calibrate per ogni cliente, pubblico e privato, per il trattamento di aria, acque primarie, di processo per uso alimentare e industriale, per le acque reflue con processi biologici e fisico chimici.

Sulla base di un costante impegno nella ricerca permette di rispondere ai problemi ecologici, alle esigenze di recupero, di risparmio energetico e alla necessità di ottimizzazione dei processi inquinanti, di riciclaggio e stoccaggio delle materie impiegate o di risulta. Nelle immagini, alcune realizzazioni outdoor e indoor.

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Novità per una collezione storica

1_cassina_lc3 outdoor_le corbusier_pierre jeanneret_charlotte perriand2_cassina_lc1 outdoor_le corbusier_pierre jeanneret_charlotte perriand5 cassina_lc6 outdoor_le corbusier_pierre jeanneret_charlotte perriandPrecedentemente disponibili solo in acciaio inox lucidato, in occasione della manifestazione fieristica IMM Colonia 2019, Cassina ha presentato un’ampliamento della famosa Collezione LC Outdoor.

Nuovi colori, nuovi materiali e nuovi rivestimenti sono stati sviluppati per i classici dell’outdoor di Le Corbusier, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand in collaborazione con la Fondazione Le Corbusier, Pernette Perriand-Barsac e lo storico del design il Professore Arthur Rüegg.

Per le finiture delle strutture sono stati introdotti cinque nuovi colori: goffrato nero, goffrato marrone, goffrato verde, goffrato avorio e goffrato fango.

E’ stata inoltre ampliata la gamma dei rivestimenti e inseriti nuovi materiali, quali il marmo e il vetro, per i piani dei tavoli.

Appositamente studiata per resistere alle più avverse condizioni atmosferiche, questa collezione di mobili per nella variante per esterno si rivela ancora più esteticamente accattivante e chic per gli ambienti living e dining all’aria aperta.

Nelle immagini, alcune delle nuove versioni.

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1989-1993: Organic Building a Osaka

1 osaka organic building2 osaka organic building3 osaka organic building4 osaka organic buildingGiappone, Osaka, 1989: davvero incredibile la data di inizio dell’opera progettuale, chiamata universalmente Organic Building, a firma del famoso e celebrato architetto, designer e artista italiano Gaetano Pesce, da 35 anni residente a New York.

L’opera, terminata nel 1993, anticipa e precorre la stagione dell’architettura eco compatibile e in particolare del verde verticale che ha nel francese Patrick Blanc, botanico, creativo e paesaggista il primo e più riconosciuto artefice e promotore.

Blanc è, infatti, celebrato proprio come l’inventore del giardino verticale (Mur Végétal) o di quello che lui stesso chiama “un pezzo di natura invitata in città”.

Premiata, pubblicata e forse un po’ dimenticata, l’opera di Pesce anticipa tale stagion e rimane un’architettura iconica di Osaka. L’edificio progettato da Gaetano Pesce ha nove piani, con oltre 7 mila mq di superfice interna, destinata prevalentemente ad uffici.

Potente la carica innovativa delle sue facciate caratterizzate dal rivestimento esterno costituito da pannelli di cemento rivestiti in acciaio di colore rosso, punteggiato da una serie di “tasche” in fiberglass che accolgono vasi con oltre 80 tipi di piante indigene (la maggior parte delle quali è di bambù).

Le tasche sono dotate di drenaggio e irrigazione controllata per consentire la crescita di piante e arbusti direttamente sulla facciata. La selezione delle diverse specie è stata realizzata in collaborazione con specialisti botanici locali.

L’edificio non si distingue solo per le sue facciate rosse, un colore nettamente in contrasto con il costruito circostante, ma anche per la presenza predominante sui fronti dell’edificio del bamboo, pianta dall’andamento verticale e flessuoso e che è in grado di crescere anche in spazi ridotti e inserita tra altre specie arboree.

Insolito, imponente, esempio di un’architettura “verde” in tempi in cui poco di questo si parlava, Organic Building per la sua carica idi innovazione e singolarità è stato riconosciuto dalla municipalità di Osaka quale monumento urbano.

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L’arte di mimetizzarsi

01 unical mimo1 unical_mimo_bird frontale2 unical_mimo_butterfly frontale3 unical_mimo_heart frontaleMimo di Unical, un filtro visivo appositamente pensato per mimetizzare e rendere meno impattanti le unità esterne dei condizionatore, si è aggiudicato il Good Design Award 2018. Il premio,
assegnato dal Chicago Athenaeum Museum of Architecture and Design, viene conferito ai prodotti più innovativi dell’anno che si sono distinti per funzionalità, ricerca del concept, materiale utilizzato, sostenibilità e naturalmente estetica.

Realizzata su disegno di ArtÙ Design Studio, questa serie di pannelli traforati, in sandwich di alluminio con struttura in acciaio zincato e verniciato, è disponibili in tre versioni: Butterfly, Bird e Heart e nei colori verde vivace e argento metallizzato. Misura 90×60 cm.

Le forme essenziali e pulite dei pannelli decorativi, che interpretano rispettivamente fogliame rampicante, cespuglio di bambù e inferriata decorativa, sono impreziosite da una miniatura in polimetilmetacrilato che ricorda il motivo del decoro: l’uccellino, la farfalla e il cuore.

Mimo può essere utilizzato per coprire non solo il frontale, ma anche la parte retrostante del condizionatore, nel caso in cui l’elemento sia installato in giardino o su terrazzi e quindi non collocato a parete. Non crea problemi di accessibilità per le opere di manutenzione e l’istallazione è facile e veloce.

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Sull’isola di Granary a Danzica

1 puro hotel danzica2 puro hotel danzica4 puro atrio danzica polonia o6 puro hotel danzica7 puro hotel danzica moroso9 puro hotel gdanskDanzica (in polacco Gdańsk), sulla costa meridionale del Mar Baltico, è una delle principali città della Polonia per turismo e affari. Qui, nel cuore della città, sulla famosa isola di Granary, completamente distrutta durante la seconda guerra mondiale e che solo ora va rigenerandosi in una vivace località ricercata, è inserito, tra una cortina di edifici in mattone, Puro Hotel (foto 1).

L’hotel, un elegante 4 stelle, è stato realizzato su progetto dello studio locale KD Kozikowski Design e attivo dal 2015, si ispira alla tradizione portuale e navale della città, ma si distingue nettamente, come un intervallo vetrato, trasparente e luminoso, dall’intorno tradizionale (foto 2).

Recentemente Puro Hotel è stato ampliato e rinnovato negli interni per il Genfer Hotel Group, dallo studio londinese DeSallesFlint, che è alla sua quarta esperienza in Polonia, dopo gli interventi a Wroclaw, Krakow e Poznan, sempre per la catena dei Puro Hotel.

Anche i rinnovati interni di Puro Gdańsk, firmati DeSallesFlint, traggono ispirazione dalle atmosfere dei vecchi magazzini di grano di Granary Island.

I suoi otto piani si sviluppano all’interno, attorno ad un impressionante atrio a tutta altezza (foto 3), con 211 camere di cui 9 suite, ristorante, sala conferenze, spa e bar con vista sulla città (foto 4).

Per l’hotel di Danzica, lo studio londinese DeSallesFlint ha scelto sia arredi di aziende italiane quali Moroso (foto 5), Magis, Foscarini, Golran 1898 e di altri famosi marchi internazionali come Vitra, Carl Hansen&Son (foto 6).

Le texture, i materiali, le linee -minimal, geometriche e retrò- ben si armonizzano negli interni con la collezione di opere d’arte della proprietà che guarda alla scena artistica internazionale, ma anche su quella locale rappresentata da alcuni talentuosi studenti dell’Accademia di Danzica supervisionati da Anna Krolikiewicz. Foto Anna Stathaki.

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