Pritzker Price 2014 a Shigeru Ban

PRITZKER PRICE 2014L’architetto giapponese Shigeru Ban ha vinto il Pritzker Price 2014, il più importante premio per l’architettura al mondo. Formatosi in America al Southern California Institute of Architecture, e poi alla Cooper Union School di New York, Ban ha iniziato la sua carriera nello studio di Arata Isozaki, fondando poi il proprio studio a Tokyo nel 1985. “Un eccezionale architetto che da vent’anni risponde con la creatività a situazioni estreme, provocate da devastanti calamità naturali. I suoi edifici diventano spesso centri comunitari e luoghi spirituali per popoli che hanno sofferto perdite e distruzioni: è accaduto in Ruanda, Turchia, India, Cina, Italia, Haiti, e nel suo paese, il Giappone”. Queste le parole, fra le altre, con le quali la giuria ha motivato l’assegnazione del premio. Questo il commento di Shigeru Ban: “L’aver ricevuto questo premio è, per me, un grande onore ma, allo stesso tempo, devo stare attento: è importante continuare ad ascoltare le persone con le quali lavoro, sia per le commissioni che ricevo per abitazioni private, sia nel mio impegno umanitario nelle zone colpite da calamità. Per me, questo premio è un incoraggiamento a continuare su questa strada, a crescere, ma a non cambiare”. Shigeru, rigettando l’idea dell’architetto moderno come ideatore di progetti solo per privilegiati o per ricchi governi, lavora spesso per le popolazioni colpite da disastri ambientali, con vittime locali, studenti e volontari. Inizia a dedicarsi a opere umanitarie in seguito al conflitto del 1994 in Ruanda, che vede milioni di persone in tragiche condizioni di vita. In tale occasione propose un progetto di casa fatta con tubi di cartone al Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati e venne subito assunto come consulente. Nel 1995, fonda un’organizzazione non governativa chiamata VAN (Voluntary Architects Network). Ancora nel 1995, in Giappone dopo il terremoto di Kobe, progetta la celebre ”Paper Log House” per rifugiati vietnamiti della zona, con le fondamenta fatte con casse di birra e con sacchi di sabbia e con tubi di cartone per le pareti. A lui si deve anche l’Aquila Concert Hall, del 2011, realizzato in Italia dopo il terremoto. Ma sono anche sue altre architetture sostenibili quali, tra le più recenti nel 2013, il Paper Pavillion di Madrid (nella foto) alla cui creazione hanno collaborato, a scopo didattico, gli studenti di architettura: composto da un muro disposto a L, da sei tubi di carta che fanno da colonne, ha una copertura a capriata, sempre fatto con tubi di cartone. [GG]

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