15domande15: Raffaella Mangiarotti

Quale accessorio per l’outdoor le piacerebbe progettare?
Una lampada.

Se non avesse fatto la progettista, cosa avrebbe voluto essere?
Il medico chirurgo.

Quale prodotto ha immeritatamente vinto il Compasso d’Oro e quale è stato immeritatamente ignorato dalle giurie?
Sarebbe bello poter dire che i premi siano veramente attribuiti ai progetti migliori, e già questo concetto è idealistico, perché implicherebbe che i migliori progetti si iscrivessero ad un premio o a questo venissero segnalati. Dopodiché dovremmo metterci d’accordo sul concetto di migliore, e anche qui non è facile stabilire delle linee guida condivise. Oggi viviamo in una cultura di centometristi, dove la velocità è più importante della qualità stessa del progetto: i designer diventano stilisti che propongono un’immagine che va ripetuta il più possibile per garantire di essere riconosciuti in un panorama di riferimento sempre più vasto. La velocità di proposizione e il martellamento online diventano l’unico strumento per poter essere notati; il progetto diventa sempre più sola immagine iconografica di progetto, può essere un render o un prototipo o un prodotto… è uguale. Le aziende nella crisi investono quasi esclusivamente sui designer che hanno una riconoscibilità mediatica, sperando di poter essere più pubblicate e quindi vendere di più. In realtà poi le aziende così facendo tendono a perdere identità e riconoscibilità sul mercato, tendono ad assomigliarsi tra loro, e questo sta accadendo anche nella moda, con risultati molto critici. Bisognerebbe invece investire di più sui designer che fanno ricerca e che accompagnino l’impresa italiana verso percorsi più innovativi e individuali. Io credo ancora nell’innovazione, ma non è facile trovare partner che abbiano voglia di investire su questi sentieri.

C’è differenza tra un progetto per l’indoor e un progetto per l’outdoor?
Sempre meno: desideriamo vivere l’esterno con lo stesso comfort che abbiamo all’interno delle case. Anche le estetiche tenderanno sempre più ad assomigliarsi, allontanandosi da visioni omogenee modulari e ripetitive verso paesaggi molto più disomogenei e articolati, ma per questo più interessanti nel loro insieme.

Con quali aziende ha collaborato lo scorso anno?
Skitsch, Serralunga, Smeg, Woodnotes.

Come definirebbe in tre parole i suoi progetti?
Umanisti, puri, a volte anche coraggiosi, ma non riesco ad essere sempre così, purtroppo.

Il mondo sente la necessità di nuove sedie?
Sì e no, dipende dal progetto.

Di cosa non riesce a fare a meno?
Del mare.

Quale libro sta leggendo, non necessariamente di design, e quale l’ultimo letto?
“Lettere alla fidanzata” di Fernando Pessoa.

Che musica ascolta?
Ascolto musica jazz, mi piace Keith Jarrett; mi piace anche suonare, in questo momento sto imparando Sakamoto.

Come si aggiorna?
Con Internet, ma soprattutto guardo i vecchi libri, sembra paradossale ma per me non lo è.

Che immagine c’è come sfondo del desktop del suo pc?
Un dettaglio naturale.

Aggiorna lei il suo sito o c’è chi se ne occupa?
Sto rifacendo il sito adesso, dopo diversi anni e lo sto facendo in modo da poterlo aggiornare direttamente.

Che cosa non è il design?
Nulla.

Come immagina il design tra dieci anni?
Dolce.

[DP – ottobre 2012]


Raffaella_MangiarottiRaffaella Mangiarotti
Architetto e designer, si laurea con lode in Architettura al Politecnico di Milano dove consegue un phd in design. È ricercatore confermato presso la Facoltà del Design del Politecnico di Milano e ha tenuto lezioni in diverse scuole di design, in Italia e all’estero. Nel 1995 fonda deepdesign con Matteo Bazzicalupo. In questi anni ha disegnato prodotti e definito nuovi scenari per aziende ed enti appartenenti a diversi settori merceologici, tra le quali Coca Cola, Coincasadesign, Comitato Giochi Olimpici Torino 2006, Coop, Kitchen Aids, Imetec, Mandarina Duck, San Lorenzo, Serralunga, Skitsch, Whirlpool. È stata premiata nei concorsi Young & Design, Cosmopack, Esaedro, ID Award, Selezione Compasso d’Oro, Green Dot Award. I suoi progetti sono stati pubblicati su numerose riviste e libri ed esposti in una personale alla Triennale di Milano nel 2010. La lampada Dandelion, disegnata da Raffaella Mangiarotti e Matteo Bazzicalupo per Tecnodelta, fa parte della Collezione Permanente del MoMA di New York.

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